Palazzo Pretorio La Storia

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IL PALAZZO PRETORIO

Il Palazzo Pretorio, nel cuore del centro storico, è una testimonianza fondamentale del passato tardo medievale di Campiglia e del suo passaggio tra le sfere di influenza di due grandi potenze della Toscana del tempo, Pisa e Firenze. Fu costruito alla metà del Duecento come sede delle istituzioni comunali, in un momento in cui il Comune di Campiglia è  legato strettamente a Pisa, del cui contado  fa parte già dal XII secolo. Il Palazzo in origine era di dimensioni più ridotte e fu ampliato a più riprese nel corso dei secoli. La facciata originale, affacciata su via Cavour, era caratterizzata dalle due grandi arcate in calcare bianco e grigio che si aprono al piano terra e conservano su una mensola di imposta un’epigrafe che data la costruzione dell’edificio al 1246, su committenza di un Gentile Rosso dei Beriti. Oggi è un luogo di cultura ed ospita l’Archivio Storico del Comune di Campiglia, la biblioteca dei ragazzi la mostra permanente di pittura e xilografia del Maestro Carlo Guarnieri e il museo del minerale. Gli stemmi: la facciata, anch’essa modificata nel tempo, è arricchita da una serie di 72 stemmi araldici, ancora oggi conservati in posto e datati a partire dal 1406, anno in cui Campiglia, seguendo il destino di Pisa, passa sotto il dominio della Repubblica Fiorentina.

Edificio a pianta poligonale, irregolare, articolato su due piani sfalsati. Sulla facciata sono murati i 65 stemmi dei Capitani del Popolo. Accoglie, a piano terra, due ampi archi di pietra, impostati su di un pilastro mediano; i piani superiori sono scanditi da finestre di foggia moderna. Lateralmente, sulla destra, si vede la torre dell’orologio, coronata da un campanile a vela. La costruzione risale al XIII secolo. Però, lo stato odierno del Palazzo non corrisponde a quello originale, ma è il risultato di numerosi interventi avvenuti nel corso dei secoli.
All’interno si possono vedere sette lastre con iscrizioni e stemmi; colonne ofitiche e frammenti erratici.
Sul muro, vicino al Palazzo Pretorio, si trova un pilastro a pianta rettangolare impostato su plinto; il fusto a cinque conci è sormontato da cornici di coronamento e reca, in alto, una iscrizione commemorativa A Fl(orenz)o Viviani, C(capitan)o et C(omesar)o. Il mito popolare dice che su di esso veniva posta una gabbia dove i rei erano esposti allo scherno e al dileggio del popolo. Sullo stesso piano del pilastro si trova una cisterna a base quadrangolare delimitata, agli angoli, da quattro pilastrini e coperta da tetto a piramide. L’apertura per la raccolta delle acque è delimitata da una cornice in pietra, chiusa da un’anta di legno. La lapide commemorativa riporta: Alexander Vera/ Zanus Bart(olomei) f(ilius) cap(itanus) et com(issarius) an(no) sal(utis) MDIII (1503).  Nel 1253 le fonti ricordano che il palatio communis era dotato anche di un primo piano che ospitava la  curia del Comune e che in seguito fu adibito ad alloggio del Capitano del Popolo. I Lavori di restauro furono realizzati a partire dal 1518 e il 1559. Sul finire del secolo, nel 1591, fu anche acquistata un’adiacente casa-torre adibita a carcere e un ulteriore casalino fu comprato nel 1639 per la realizzazione della cancelleria. Al XV secolo risale la messa in opera dell’orologio e nel corso del XV e del XVI secolo furono aggiunti i due campanili a vela  in laterizi.

Gli stemmi sulla facciata. Nonostante il cambiamento politico è nel Palazzo Pretorio che si continua a governare e ad amministrare la giustizia e questo prezioso campionario araldico mostra infatti come i Capitani da questo momento in poi siano sempre rappresentanti di famiglie fiorentine attive nelle sfere più alte della vita politica cittadina. L’assenza di stemmi relativi alla fase pisana del palazzo, che pure si era protratta per un secolo e mezzo, fa pensare che essi furono rimossi proprio dopo la conquista fiorentina e sostituiti da quelli oggi conservati. Studi specifici hanno permesso di individuare l’appartenenza di 60 stemmi e messo in evidenza la varietà tipologica degli stessi. I più attestati, soprattutto nel Quattrocento, sono quelli su scudi “a ogiva”. Dopo il 1470 si diffondono gli stemmi su scudi “a testa di cavallo” che continuano ad essere prodotti fino quasi alla fine del Cinquecento. Nello stesso periodo si diffondono inoltre delle forme più complesse, come gli scudi “accartocciati” o gli scudi “sannitici”. Oltre ai più attestati esemplari in pietra sono inoltre conservati alcuni esempi in ceramica, che iniziano a essere realizzati dai primi del Cinquecento. È interessante ricordare che  tutti gli stemmi in origine erano dipinti. Infatti, oltre al simbolo della casata, i colori erano una componente  altrettanto fondamentale per l’identificazione dello stemma e per l’associazione alla famiglia di riferimento.

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