Campiglia Marittima

Campiglia

CAMPIGLIA MARITTIMA

Camnpiglia Marittima fu terra degli Etruschi che ne sfruttarono, per primi, le sue ricchezze minerali. Il toponimo ha diverse interpretazioni. Quello più comune si fa derivare da Campus Pilae, cioè zona ricca di acqua. Marittima, invece, deriva dalla sua appartenenza alla Maremma.  Nel Medioevo divenne feudo della famiglia Della Gherardesca e, successivamente, passò sotto il dominio di Pisa. Nel 1406 fu annessa allo Stato fiorentino che le affidò il ruolo di avamposto militare e politico per la Maremma. Isidoro Falchi, scrive nei suoi Trattenimenti “ciò che era la Maremma tutta, era la comunità di Campiglia”. Ancora, Falchi dice che Campiglia “era già avanti il Mille”. Ciò è confermato dal primo documento scritto risalente al 1004, quando Gherardo II Della Gherardesca dona al monastero di Santa Maria Serena, vicino a Chiusdino, la metà del Castello di Campiglia con il suo territorio, la chiesa e parte dei castelli di Biserno, Acquaviva e Montecalvo.  Campiglia Marittima è situata a 210 metri sul livello del mare ed è circondata da alte e robuste mura i cui resti sono ancora ben visibili. Il borgo si estende su due colli: la Rocca e di Poggiame con  centro Piazza della Repubblica. La cinta muraria è scandita da cinque torri e da quattro porte d’accesso: la Porta di Sant’Antonio, o Fiorentina; la Porta al Pozzolungo, o Pisana; la Porta di Levante, o Porticciola (crollata nel dopoguerra); la Porta a Mezzogiorno, o Porta a Mare. Da queste Porte si dipartono le strade più importanti del sistema viario interno. Le piazze che si aprono nel reticolato delle scoscese strade urbane sono il risultato di sventramenti attuati tra il XVIII secolo e il XX per dare ai campigliesi “…una qualche piazza più aperta e più spaziosa corredata di pubblica fonte…”, come scrive Emanuele Repetti, nel 1833.
L’Ottocento rappresenta il periodo del suo massimo splendore. Infatti, essa occupò il primo posto, fra le città vicine, per sviluppo culturale, sociale ed economico. Fu sede rilevante del potere politico – amministrativo e, a lungo, il centro più popoloso. La Maremma trovava, qui, il confine fra la zona insalubre e la bonifica che rese la sua pianura fertilissima ed aperta al sopraggiungere di una nuova popolazione. Fino al 1949, le appartenne anche San Vincenzo, oggi divenuta nota località turistica.
Il territorio di Campiglia Marittima si estende per 83,13 kmq. Le sue principali risorse economiche sono legate all’agricoltura, al settore terziario ed alle attività termali. Essa appare nella sua globalità come unico fatto strutturale bello da visitare nelle sue stradine che si inerpicano fra mura che trasudano l’odore della storia, in anfratti, scalinate, vicoli e logge, rotti, di tanto in tanto, dal verde le colline circostanti, dall’azzurro del cielo e del mare con il complesso delle isole dell’arcipelago toscano e, più in lontananza, della Corsica. Dalla Rocca, poi, si ammira un panorama di tetti degradanti di particolare effetto. “I tetti di Campiglia volano via; sono ombrelli al vento, tutta la città sta per levarsi in volo”
Un luogo da visitare per avere la certezza di una fierezza che si erge contro la distrazione dell’epoca moderna, l’ostinata volontà a rimanere abbarbicati a queste case, ai saliscendi, alle mura che odorano di secoli e che rimangono a dimostrare grandezza e decadenza, passione ed erudizione, testimonianza e monito di quel che fu e che deve rimanere così, il più a lungo possibile.

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VIA DEL GUSTO via Cavour

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VOLTI DI CAMPIGLIA MARITTIMA

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